venerdì, novembre 17, 2006

COME E' ANDATA LA VENDEMMIA? (1)
(Origini)

Le botti aspettano sull’aia che la prima pioggia stringa le doghe ai cerchi. Metà agosto, dopo la festa di Materdomini (ropp 'ra maronn). Il nonno passeggia da giorni tra i filari: rimuove le foglie secche e quelle che ombreggiano i grappoli, gli acini guasti o non ancora maturi e assaggia lo zucchero. Arriva mast’Andrea a fare lo stracuongio (riparazione botti); gli rubo la stoppa e il catrame e rincorro con la mazza di legno i cerchi vecchi. Si respira cenere e alloro e finocchietto dell’acqua che bolle per la lavatura. E sto seduta su un mucchio di fave secche a fare gli scopettini con i rametti degli alberi. “Papi, aspettami per accendere i filini di zolfo che li voglio respirare”
Aspettiamo che l’alba asciughi l’acquazz’ (la rugiada) e ci affidiamo a dio col segno della croce prima della pota. Asinello e treppiedi.
Le zie cariche di fardelli: brocche di terra cotta, cestini e teglie, aglio, prezzemolo e lardo, la frittata di maccheroni scrocchiante di forno a legna con zucchero e cannella; il mio paniere piccolo di canne intessute con fili di roverella. Portare l’uva alla casetta e tenerne un po’ da appendere all’aria con la raffia. "C' vrimm' l'ann chi ven' si vo’ dio". All'anno prossimo, certo, se dio vuole.